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“Chi è come Dio?”




In occasione della via Pulchritudinis del 23 settembre, io, la prof. Laura, la prof. Marta e la prof. Giulia, abbiamo proposto ai ragazzi delle superiori una lezione storico-artistica sulla figura di San Michele Arcangelo.

Attraverso un PowerPoint, abbiamo spiegato ai nostri giovani le origini del Principe degli angeli, la sua storia e le più importanti apparizioni che hanno contribuito ad accrescere nel popolo la sua devozione. Noi prof abbiamo scandito la presentazione con alcune opere d’arte, scelte accuratamente con lo scopo di accompagnare la storia dell’arcangelo a chiare immagini rappresentative.

Innanzitutto abbiamo fatto notare ai ragazzi gli elementi caratteristici con i quali solitamente viene raffigurato san Michele: la spada o la lancia in una mano e, qualche volta, delle catene nell’altra a cui è legato, sempre sotto i suoi piedi, satana sconfitto. Proprio questi elementi ci permettono di comprendere il motivo per cui in tutte le cinque volte in cui è citato nella Sacra Scrittura, è chiamato “Capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male.

Lucifero, infatti, si ribellò: “Non servirò! Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, mi farò uguale all’Altissimo”, (Is 14, 13-14). Echeggiò, allora, un urlo nel Cielo: “Chi è come Dio?”. Tra l’angelo ribelle e il trono dell’Onnipotente si ergeva uno dei primi principi del cielo, un Serafino incomparabilmente più splendente e forte di quello che era stato Lucifero “colui che portava la luce”. Chi era costui che osava sfidare il più alto degli angeli e ora rifulgeva invincibile, rivestito del potere della giustizia divina? In ebraico “Chi è come Dio?” si dice Mi-ka-el, che divenne il nome di quel Serafino che con la sua impareggiabile carità fu il primo ad alzarsi in difesa della Maestà offesa.

Così scoppiò in cielo una grande battaglia tra angeli e demoni, della luce contro le tenebre. Leggiamo nell’Apocalisse: “Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago, e il drago combatteva insieme con i suoi angeli contro di lui” (Ap 12, 7). Satana, accecato dall’orgoglio, trascinò con sé molti degli spiriti angelici, condannandoli all’eterna dannazione. Così, mentre il serafino ribelle era visto “cadere dal cielo come la folgore” (Lc 10, 18) ed essere condannato al fuoco inestinguibile, “preparato per lui e i suoi angeli” (Mt 25, 41), San Michele era elevato dal Re eterno alla vetta della gerarchia degli angeli fedeli e diventava il “gloriosissimo principe della milizia celeste”, com’è designato dalla liturgia della Santa Chiesa Cattolica.

Nonostante la maggior parte degli studenti fosse a conoscenza della storia, tutti sono rimasti in gran silenzio pronti ad ascoltare ogni singola parola uscisse dalla nostra bocca.

Abbiamo raccontato loro anche di alcune apparizioni: quella che più li ha colpiti risale al 13 ottobre del 1984, quando papa Leone XIII aveva appena finito di celebrare la Santa Messa e stava assistendone ad un’altra di ringraziamento, come al solito. Ad un tratto lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fissare intensamente qualche cosa, al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza battere palpebre, ma con un senso di terrore e di meraviglia, cambiando continuamente l’espressione in viso. Qualcosa di strano, di grande, stava avvenendo. Finalmente, come rinvenendo in sé, si alzò e si avviò verso il suo studio privato.

Quando i presenti gli chiesero ansiosi cosa avesse fatto, rispose:

“Ho visto i demoni e ho sentito i loro bisbigli, le loro blasfemie, le loro denigrazioni. Ho sentito la voce raccapricciante di Satana sfidare Dio, dicendo che poteva distruggere la Chiesa e portare tutto il mondo all’inferno se gli dava abbastanza tempo e potere. Satana ha chiesto a Dio il permesso di avere 100 anni per influenzare il mondo come mai era riuscito a fare prima”.

Poi vide San Michele Arcangelo apparire e gettare Satana e le sue legioni nell’abisso dell’inferno.

Dopo una mezz’ora dall’accaduto, fece chiamare il segretario della Congregazione dei Riti e, porgendogli un foglio, gli ordinò di farlo stampare e di farlo avere a tutti gli Ordinari del mondo. Che cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della invocazione al Principe delle milizie celesti, implorando Dio che ricacci Satana all’inferno.

“San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro le insidie e la malvagità del demonio. Sii nostro aiuto. Supplichevoli, ti preghiamo che Dio lo domini. E tu, Principe della Milizia celeste, con il potere che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime.

Amen”.

Inutile dire quanto questo episodio abbia profondamente colpito e scosso i ragazzi i quali, al termine della lezione, nonostante la campanella suonasse, sono rimasti fermi ai loro posti, in silenzio, di fronte all’immagine di papa Leone XIII. È stato bello sentirli affermare che non avrebbero più detto quella preghiera sovrappensiero o con superficialità, ma consci della battaglia che dobbiamo vincere ogni giorno nella quotidianità della nostra vita.


Laura Damiani, professoressa di storia dell'arte




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