Chesterton Gala – Ciò che rimane dopo l’applauso
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Da qualche anno vengo convocata alle prove generali del gala presso l’hotel Il Casale. Mi viene chiesto, insieme ad altre insegnanti, di occuparmi delle entrate in scena e delle uscite dei ragazzi. Il primo giorno di prove è sempre il più “estenuante”: nessuno ricorda chi ha davanti o dietro nella disposizione che devono assumere e mettersi in fila diventa la cosa più difficile da fare, tipico di noi italiani. Credo di diventare, in quei giorni, agli occhi dei ragazzi, la versione più antipatica di me, perché non faccio che ripetere: “Mettiti in fila!”, “Quello non è il tuo posto!”, “Dove sta X?”.
Poi succede qualcosa di strabiliante e di solito avviene all’ultima prova dell’ultimo giorno, quella con i vestiti di scena. Laddove per due giorni c’è stato caos e confusione, tutto si incastra alla perfezione: i ragazzi sanno esattamente cosa devono fare e come. È come se si alzasse un velo e loro capissero, ognuno per sé, che è ora di fare sul serio. E quel fare sul serio lo si percepisce dalla concentrazione, dall’impegno e dalla voglia di dimostrare a famiglie, amici e professori il frutto di tanti mesi di prove.

Per motivi personali, di questo spettacolo mi ha particolarmente commosso il video sui “ricordi di famiglia”. Mi ha fatto riflettere sul ricordo che lasciamo di noi alle persone che ci sono vicine e su cosa rimane delle esperienze, belle o brutte, che viviamo nella nostra quotidianità.
Cosa rimane ai ragazzi dell’esperienza del gala? Personalmente spero rimanga loro la consapevolezza di quello che hanno realizzato in questi mesi e che hanno messo in scena, nel giro di un’ora, davanti a più di 700 persone. Qualcosa che è senza dubbio bello, grande ed entusiasmante, ma che è costato tempo, dedizione e, perché no, anche fatica.
Vorrei che rimanesse loro la consapevolezza che, fidandosi e affidandosi alle persone che vogliono loro bene, possono riuscire in qualsiasi cosa: al gala, a scuola e nella vita in generale. Spero che, ovunque li porti la vita tra 5, 10 o 20 anni, si ricordino sempre che è giusto combattere e proteggere quella parte di mondo buono che il Signore ci ha dato, nonostante quello che ci dicono tutti i giorni i vari media, perché, come dice un vecchio saggio: “C’è del buono in questo mondo e vale la pena combattere per questo”.
Prof. Laura Narcisi





