Chesterton Gala: la festa, il dolore, la speranza...educare alla vita intera
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Durante la serata del Gala ho avuto modo di incontrare diversi invitati che, entusiasti, si sono complimentati per lo spettacolo coinvolgente e, soprattutto, profondamente sentito da coloro che lo hanno realizzato.
Qualcuno mi ha chiesto, con curiosità e stupore, di spiegare la scelta di inserire il tema della morte (di uno dei principali personaggi: il papà di Adam Wayne). Perché mostrare un tema delicato come il lutto e il dolore ad una festa, rischiando di stende un velo di tristezza sull’ esibizione degli studenti?
Prima di tutto, per noi che abbiamo fede, la morte non è un tabù, qualcosa che non si può nominare senza prima aver fatto gli scongiuri del caso. La morte terrena è un passaggio che, presto o tardi, siamo chiamati ad affrontare. E tutti facciamo esperienza della perdita di una persona cara, del dolore provocato dalla mancanza fisica di chi ci è caro. Ma la morte non è l’ultima parola. Resta la comunione con le anime (come ci insegna la Chiesa) e resta tutto ciò che ci ha lasciato chi ci ha preceduto in Cielo.
Il padre di Adam ha donato al figlio un amore che non morirà, l’insegnamento concreto di un uomo che vive pienamente la vita, il rapporto con la moglie e con gli amici, con la comunità a cui appartiene e nella quale lascia un segno. Adam eredita tutto questo, è suo. La stessa comunità lo solleva, lo sostiene. La morte lascia anche un’eredità: Adam e gli abitanti di Pump Street, fanno proprio questo modo di vivere e lo trasmettono a noi.
La bandiera che il papà consegna nelle mani del piccolo Adam, si allarga con i ritagli che gli abitanti hanno cucito e che, metaforicamente, sventola ora a Sottocolle. Gli abitanti di Pump Street siamo noi: la scuola Chesterton, il Circolo dei nonni, tutte le opere dell’Opera Chesterton e quelle che, sparse su tutto il territorio nazionale, sono unite nel Consorzio della Santa Caterina, i monaci di Norcia…
Siamo parte di una storia grandissima, apparteniamo ad un luogo preciso, ad un popolo locale, che è collocato all’interno di uno ancora più grande: La Chiesa. Siamo debitori ai morti per ciò che hanno lasciato, di generazione in generazione sino a oggi, ora, qui: la Tradizione. Per noi tutto parte da San Pier Giorgio Frassati, san Giovanni Bosco, Gilbert Keith Chesterton, Tolkien, Guareschi, e ancora più indietro, fino ad arrivare ai costruttori di cattedrali, alle Confraternite, a San Benedetto di Norcia, le prime comunità cristiane.
Per dirla con le parole di Chesterton potremmo rispondere: “La tradizione può essere definita come un’estensione del diritto politico. Tradizione significa accordare il diritto di voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri antenati. È la democrazia dei morti”.
Sicuramente loro, da Lassù, hanno dato una grande mano nei mesi di preparazione e speriamo che abbiano gradito lo spettacolo, dalla loro fila privilegiata!
Prof. Alexandra




