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Essere protagonisti della vita

Mi chiamo Marco e frequento la prima classe del liceo delle Scienze Umane. Lunedì 11 febbraio, abbiamo avuto il piacere di avere nella nostra scuola lo psicologo Pier Giorgio Bighin (detto Lolli), il quale ha tenuto una lezione con a tema la generatività. Lolli ci ha spiegato, attraverso un power point realizzato da lui, che il riprodurre e il generare sono due cose completamente diverse. La riproduzione è prerogativa degli animali mentre, di generare, è capace solo l’essere umano. Il termine generare, in questo senso, è inteso come mettere al mondo un essere nuovo ed unico, totalmente diverso dagli altri uomini. Generare è dare senso e significato alla vita. Ognuno di noi è unico ed è, per questo, chiamato a fare qualcosa che nessun altro può fare. Una cosa che mi ha particolarmente colpito della lezione, è stato il racconto di una tradizione di una tribù indigena, che consiste nell’alzare il bambino appena nato verso il cielo: così facendo, il padre lo toglie da una posizione orizzontale (della materia e della conservazione delle cose) per collocarlo in una verticale (della ricerca di sé e dell’altro, di ciò che è aldilà e al di sopra delle cose di quaggiù, della tensione verso l’alto). La terra ha generato (attraverso la madre) ma un cielo madre sta rigenerando una vita, la sta rendendo ancora più grande. Questa tradizione fa capire bene qual è il compito dei generanti, ovvero quello di far tendere il generato al Cielo. Lolli ha poi parlato dell’importanza che ha, per ciascuno di noi, dire “IO”, cioè essere protagonisti della nostra vita, affermare la nostra identità. Si può dire “IO” , però, se si riconosce di appartenere a qualcuno.

Marco Toppi, alunno del I liceo delle Scienze Umane

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