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Ho visto: ora so

E così… si chiude un altro anno scolastico della nostra piccola scuola controcorrente. In occasione della conclusione e per ricordare tutte le meraviglie e le fatiche che abbiamo vissuto in questi mesi, abbiamo realizzato insieme agli alunni una canzone inedita, prendendo spunto dalle riflessioni della Prof.ssa Elisabetta Spina riguardo i temi affrontati quest’anno:

Quest’anno è stato più difficile degli altri anni uscire. Tutto, intorno a noi, cospirava per farci rimanere “chiusi” in casa e in noi stessi. La pandemia poteva essere un’ottima scusa per farlo.

· Uscire vuol dire lasciarsi alle spalle un luogo chiuso. Cioè lasciare la nostra casa, dal punto di vista fisico, ma anche la comodità, le abitudini. Uscire vuol dire fare i conti con la realtà. Non è mai facile.

· Se non accettiamo il rischio di uscire, andiamo incontro ad un pericolo ancora maggiore: la noia. Oppure rischiamo di sprecare la nostra vita, inseguendo obbiettivi che non ci daranno mai la felicità. E la felicità è l’unico vero traguardo che dobbiamo desiderare nella nostra vita. (“Al conte Carlo Pepoli” di Giacomo Leopardi)

· La riflessione sul Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry ci ha accompagnato durante l’anno. Come il piccolo principe abbiamo imparato a temere i “baobab”: essi nascono come pianticelle, all’apparenza inoffensive ma, se non si estirpano subito, crescono enormemente e diventano molto pericolose. Nei baobab i ragazzi hanno riconosciuto i loro difetti: la pigrizia, l’egoismo, l’orgoglio, la paura. Le insidie sono quindi soprattutto dentro di noi.

· Il percorso di un anno scolastico, come il percorso di una intera vita, è riconducibile al viaggio di Dante nell’aldilà, in particolare alla cantica del Purgatorio. In essa l’uomo riconosce i suoi difetti ( i suoi baobab), se ne pente, li affronta, li estirpa da sé. Il Purgatorio è un cammino, difficile e doloroso, per migliorare se stessi.

· Con il nostro amico Piergiorgio Bighin abbiamo compreso che il viaggio di Dante è un viaggio per “vedere”. Nella Divina Commedia la parola “occhio”, con le sue 263 ricorrenze, è il sostantivo più frequente in assoluto. Il verbo “vedere” è utilizzato 785 volte ed è uno dei più frequenti, senza considerare le decine di sinonimi e perifrasi.

Vedere è fare esperienza, è vivere in pienezza. È anche accettare gli imprevisti. Quando un giocatore di poker dice: “Vedo” accetta di giocare, puntando la stessa somma degli avversari. Significa: ci sto. Accetta un rischio, l’eventualità di una vittoria o di una sconfitta.

· Prima del viaggio si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste, le prenotazioni…

…………………….

E ora, che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato senza saperne nulla. Un imprevisto è la sola speranza.

(Prima del viaggio, Montale)

E di imprevisti, quest’anno, ne abbiamo avuti tanti! Abbiamo scommesso e abbiamo vinto. Non contro un nemico esterno, ma contro i nostri baobab.

· Il verbo greco “oida” significa io so. In realtà è il passato del verbo vedere; il suo primo significato è io ho visto, di conseguenza ora io so. Per i Greci la conoscenza deriva dall’avere visto. Oggi, dopo aver visto, dopo avere fatto esperienza, sappiamo. Conosciamo meglio noi stessi, siamo più ricchi di delusioni, soddisfazioni, rapporti umani significativi. Oggi siamo più vivi di quando abbiamo iniziato l’anno scolastico, nove mesi fa.

· Grazie alla vita e a Chi ce l’ha donata!

· L’anno prossimo…..sulla Tua parola getteremo ancora le reti

Elisabetta Spina, prof.ssa di italiano


Domenica 27 giugno 2021 si è svolta la consueta giornata di fine anno della scuola Chesterton! Ci siamo ritrovati a Santa Lucia verso le cinque del pomeriggio e, dopo la consegna delle pagelle, si è tenuto un incontro dal titolo “Ho visto, ora so!” in cui altri fondatori di scuole parentali, provenienti da varie zone d’Italia, ci hanno narrato la loro esperienza. È molto interessante poter ascoltare testimonianze di persone che, come noi, vanno contro corrente! Quest’anno, che potremmo definire particolare, per quanto mi riguarda, è stato ricco di sorprese! Ad essere sincera a settembre, non avevo delle grandi aspettative; il passaggio dal secondo al terzo superiore mi preoccupava: nuovi professori, materie differenti…eppure con il trascorrere dei giorni mi sono totalmente ricreduta ed ora conservo bellissimi ricordi! Tra questi si trova la partecipazione al concorso di filosofia, le Romanae Disputationes, che si tiene ogni anno a Bologna. Per ragioni dovute alla pandemia non ci siamo potuti recare fisicamente lì, ma è stata comunque un’occasione di condivisione con i miei amici. L’ obiettivo era quello di realizzare un video partendo da zero che vedeva noi alunni come protagonisti. All’inizio non ero per nulla convinta, poi mi sono lasciata coinvolgere ed è stato davvero divertentissimo! Un’altra giornata a cui ripenso con immenso piacere è il Chesterton Gala! Purtroppo non si è potuta svolgere la serata al Casale che tutti attendiamo con trepidazione ma abbiamo trascorso ugualmente dei momenti indimenticabili; i professori e i nostri amici, si sono impegnati per ricreare quell’atmosfera di festa e di gioia che si respira ogni anno!!Ci sarebbero mille altri aneddoti da raccontare, mi fermerò qui. Certo, non sono mancate le difficoltà, soprattutto quelle legate al covid 19, che ci ha costretti a rimanere chiusi dentro casa per parecchio tempo quando, in una realtà come la nostra, è fondamentale il rapporto sia con i professori che con gli altri alunni della scuola! Credo che anche queste vicende, apparentemente negative, abbiano contribuito alla nostra maturazione ribadendo la necessità e l’importanza di stare con gli altri! Ringrazio tutte le persone che hanno reso questo mio anno scolastico davvero speciale!

Maddalena Ricci, III superiore

Ciao, mi chiamo Antonio Fratta e sono uno studente del quarto anno dell’istituto Alberghiero G.K. Chesterton. Qualche giorno fa, durante la festa del beato Pier Giorgio Frassati, si è svolto lo SCUOLA DAY ovvero un giorno interamente dedicato alla nostra scuola parentale, a noi alunni e ai nostri professori. Abbiamo avuto diversi ospiti alcuni veterani di scuole parentali e altri più giovani e inesperti, ma tutti accomunati da tanta voglia di fare delle buone opere per bambini e ragazzi nel nome di Dio. Mi hanno colpito molto i giovani romani perché, non sapendo a cosa andavano incontro, si sono affidati completamente a Nostro Signore chiamando addirittura la loro scuola “la nave di Telemaco” per sottolineare l’importanza di aggrapparsi a Qualcun altro. Un altro intervento che mi è piaciuto è stato quello di P. Andres, un nostro caro amico sacerdote che, guardando al Signore e desiderando di mettersi alla prova con i ragazzi, ha deciso di aprire anche lui una scuola prendendo come esempio proprio la scuola Chesterton! L’ha dedicata addirittura al nostro caro Piergiorgio Frassati, il beato al quale si ispira la Compagnia dei tipi loschi. Ripensando a questa giornata mi colpisce il fatto che, a differenza di come ci descrivono da fuori, la Scuola Chesterton non è una “campana di vetro” ma una barca che viaggia insieme ad altre nel mare aperto della vita. Noi che facciamo parte dell'”equipaggio” dobbiamo quindi essere grati e ritenerci fortunati di questo grande dono che ci è stato fatto!

Antonio Fratta

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