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Il nostro stemma

Trae ispirazione ad un’antica fotografia della marina della nostra bella città, rappresenta il varo di una nave da pesca e quei ragazzini lì sopra facevano proprio al caso nostro.

Quando decidemmo il nostro stemma (che è poi diventato anche la nostra bandiera) avevamo in mente l’idea della nave e dell’equipaggio: la scuola è un po’ come una nave, e questa fu l’idea che Marco Sermarini, la prima volta che presentò la scuola il 27 Luglio 2008, pensò di usare. Qui sotto riproduciamo quel vecchio discorso ancora attuale.

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Quando usciamo di casa e decidiamo di comprare qualcosa: un vestito, un elettrodomestico, una macchina, giriamo e giriamo finché non troviamo ciò che vogliamo: quel determinato colore, quel modello, l’ultimo ritrovato, il prezzo più conveniente.

Quando dobbiamo iscrivere un figlio a scuola, questo spesso neppure ci viene in mente, e quand’anche ci venisse in mente, le opzioni e le domande cadono su cose trascurabili (“quanto dista la scuola da casa?” oppure “i professori come sono?”, e questo “come sono” tutto riguarda tranne che questioni educative… se ti fanno fare l’inglese, l’informatica, se la prof è tosta o moscia) e le risposte ottenute sono spesso evanescenti e lasciate a chi risponde (e chi risponde? il primo che passa, spesso). Il contenuto delle risposte (“che scuola trova mio figlio?”) dipende sempre e solo dalla buona volontà del maestro o del professore di turno.

Ci illudiamo così di scegliere, e spesso scegliamo delle impressioni che non penseremo più a verificare, e poi, se pure le verificassimo, cosa potremmo fare?

Quando si ha la necessità di iscrivere figli a scuola si dovrebbe cercare la scuola migliore. Ma qual è la scuola migliore? Educare un ragazzo non significa solo insegnargli delle nozioni o a fare delle cose, degli skills, come dicono gli anglosassoni, cioè delle abilità, come se fosse scimmia da circo. Bisogna insegnargli a sapere chi è e dove va e dove andrà nella vita.

La famiglia è un punto importante in tutto questo progetto educativo, del quale dovremo un giorno rendere conto non allo Stato ma a Nostro Signore, ma la famiglia da sola non può farcela, oggi meno di ieri.

Ora, questa ricerca spesso è vana perché vige un principio non scritto ma purtroppo efficacissimo: la standardizzazione verso bassi standard.

Una scuola è come una barca, che si avvia verso una rotta con un capitano (il dirigente), un equipaggio (i professori), una rotta (un metodo educativo!) e un luogo da raggiungere e un lavoro da svolgere (educare, cioè fare degli uomini e delle donne!). Poi ha una parte speciale dell’equipaggio: dei piccoli uomini che vogliono diventare grandi! E stanno lì solo per questo! Nel gergo marinaro potremmo chiamarli i mozzi, quelli che stanno lì per imparare a navigare come gli uomini che hanno davanti, e soprattutto vogliono sapere per dove!

Ma oggi questa barca (la scuola) ha qualche problema: il capitano non può scegliere l’equipaggio, non lo può fare; non può scegliere la rotta, la rotta non verrà neppure discussa tra i membri dell’equipaggio perché non vi è rotta in discussione, la rotta non c’è perché lì si devono solo imparare delle nozioni; e poi nessuno potenzialmente è scelto in base all’approdo da raggiungere e all’avventura per cui si ritrova lì. Il nocchiero non sa dove andare, non c’è la rotta, non c’è approdo. I marinai sono solo obbligati a dire ai mozzi qualcosa del come si naviga, in realtà cose secondarie, ma mai per dove. I marinai possono anche essere in totale disaccordo tra di loro, e pure con il capitano, che può solo intervenire quando la stanno per fare troppo grossa…

Fuor di metafora, una scuola in cui il dirigente non può scegliere il personale, che non può chiedere altro che insegnare espressioni, o poesie, o grammatica, o cos’altro; che non può proporre linee educative (non skills, linee educative!) da perseguire con un metodo condiviso da tutto il suo personale e di cui chiedere conto quando esse linee ed esso metodo non verranno correttamente applicati, è come una nave in cui capitano, nocchiero, timoniere e marinai non possono scegliere la rotta, e che non ha neppure l’approdo certo. Caro capitano, con o senza di te, la nave andrà. Cari mozzi, dove andrà la nave? Questo non si sa, come diceva una vecchia canzone di Sergio Endrigo.

Una scuola così non dovrebbe avere nessuna attrattiva per nessuno, eppure non ci sogniamo di metterla in discussione o di darci un’alternativa.

Una scuola in cui non si può dire cosa è bene e cosa è male, in cui non si può dire ai ragazzi: il cellulare a scuola non puoi portarlo, la vita non finisce nella playstation e il tuo unico obiettivo non può essere diventare calciatore di serie A o velina, oppure facciamo insieme un’esperienza di bene, non è una scuola. E’ qualcos’altro, ma non una scuola grazie alla quale anzitutto diventare uomini.

In tutto questo scenario, che vale per tutta la scuola, la scuola media è il buco nero dell’educazione in Italia. Proprio nel momento in cui i ragazzi ti chiedono: dimmi per cosa vale la pena vivere! dimmi che vale la pena vivere! noi ci trinceriamo dietro programmi, competenze, “il mio compito finisce qui”, e così via.

In questo mese di centro estivo i vostri bambini e ragazzi hanno vissuto questa che è un’esperienza educativa, perché qui anche il gioco diventa un’esperienza educativa… ne hanno fatto la prova, sono contenti e trattengono qualcosa di buono da questi giorni estivi trascorsi insieme. Qui anche andare al mare o costruire una capanna diventa un’esperienza educativa. Non perdiamo nessuna occasione.

Ed è per questo che ogni anno i genitori vengono a ringraziarci e l’anno successivo ce li riportano, ed è per questo che, pur avendo iniziato poco più di dieci anni fa ora abbiamo centri estivi in più di una decina di centri qui intorno (San Benedetto del Tronto, Grottammare, Porto d’Ascoli, Pedaso, Campofilone, Monterubbiano, Rubbianello, Acquaviva Picena, Monteprandone…), tre doposcuola, circolini nei centri già detti, centri di aiuto al lavoro a Ripatransone, Acquaviva Picena, Monteprandone, Monsampolo del Tronto, una cooperativa di tipo B per reinserire nella società grazie al lavoro chi nella vita ha trovato noi e pochi altri ad aiutarli dopo disavventure e difficoltà, e siamo partner in progetti educativi di rilievo nazionale, con le forze migliori attualmente in campo in Italia.

Quest’anno vorremmo cominciare la nuova avventura della scuola media… Ci sono dei coraggiosi avventurieri che vogliono salpare con noi? La rotta è certa e la meta è una vita bella, da veri uomini, da uomini vivi, e non certo da caporali, pallonari o veline… Ne vale la pena anche se la scuola non sarà sotto casa!!!

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