Un abbraccio corale
- 17 mar
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Ogni martedì mattina accompagno la mia figlia più piccola all’asilo. Lungo il tragitto, nel piazzale
davanti alle elementari, osservo spesso i genitori salutare i propri figli con un abbraccio caloroso
prima di vederli incamminarsi verso l’ingresso. Custodisco quell’immagine e la porto con me verso la scuola dove insegno, e ho allora il desiderio che le mie lezioni possano essere la prosecuzione ideale di quel gesto. Mi piace immaginare sulle spalle dei miei studenti le braccia amorevoli dei loro padri e delle loro madri: sento che il mio compito è far sì che quell'accoglienza non si interrompa sulla soglia della classe, ma che piuttosto continui attraverso il mio lavoro.
Avverto il dovere di onorare ciò che mi è stato affidato. Per questo desidero che il mio insegnamento non si limiti ad essere una sterile trasmissione di nozioni: so infatti che l’amore per il destino di quei ragazzi può passare anche attraverso il come io possa dispiegare una perifrastica passiva o sciogliere la struttura di un esametro dattilico. Ammetto, tuttavia, che il mio "abbraccio" vive di fortune alterne: so che a tratti questo riesce a farsi sentire, ma riconosco chiaramente anche i momenti in cui questa intenzione resta solo a metà o quando non si realizza affatto. Sono consapevole del fatto che, a prescindere dal mio impegno, il mondo offra a questi giovani un richiamo - almeno in apparenza - spesso più seducente e avvolgente del mio.

Questa riflessione mi riporta a mia figlia Maria Serena e alla sua esperienza scolastica. Per lei, la
Scuola “Chesterton” non è un semplice istituto, ma l’estensione naturale della cura che io e mio
marito cerchiamo di rinnovarle ogni mattina (anche noi con alterne fortune e con il costante bisogno di una guida). Lì Maria Serena non è solo un’alunna di terza elementare: è una bambina accolta nella sua interezza e abbracciata in tutta la sua complessità senza alcun tipo di omissione. Alla “Chesterton” il confine tra l’aula e il mondo sfuma: la scuola diventa una vera compagnia per la vita. Non esiste un "tempo della didattica" separato dall’esistenza: è un’esperienza che permea ogni istante, restituendo alla realtà il suo gusto più autentico. Il Gala è stato la conferma di tutto questo: un’esperienza che ha travalicato la didattica ordinaria per diventare vita vera, unendo famiglie e amici in un abbraccio corale che non si esaurisce tra i banchi, ma che prosegue e abbraccia il mondo intero per farsi vero compagno di cammino lungo il sentiero della vita.
Mamma Susanna



